Capodanno a Saundatti, workshop concluso il 5 Gennaio 2010

Foto e testo di Maica Gugolati
I doni della Dea

In mezzo al caos della cittadina Saundatti dato dall’immenso numero di adepti, sbuca come il fior di loto dallo stagno, la tenace tenerezza dell’effimero.

Piccole attenzioni danno respiro al congestionamento dei festeggiamenti:

il custodire l’offerta fiorita, la compostezza dei fiocchi e delle trecce delle bambine,gli accampamenti momentanei che danno parola al desideroso clima di festa con la propria famiglia.

La dea Yallama si mostra nei corpi di donne e transessuali durante la luna piena, dea dei diversi, che in un turbinio di emozioni, suoni, colori e odori riunisce le persone desiderose di meritata attenzione.

Vita di polvere. Case di luce. Altari di terra. Effimeri petali di cuore.

Gli elementi si fondono con l’essere umano, con la donna e con la dea. Sono dee viventi, osservatrici e vincenti sulla vetta di un podio o altare di pietra.

Tutto e tutti hanno il loro posto:

la polvere di tamarindo lanciato che colora il corpo e l’anima, compatto, quasi umido che giallo intenso si impasta col calore e il sudore umano.

Anche il sacro dell’animale trova presenza nel suo addobbo.

Le famiglie iconiche nella loro spiritualità, sono espressione del sacro nel quotidiano, dove il minimalismo regna sovrano e detta le leggi di casa.

Accampamenti momentanei danno parola al desideroso clima di festa con i propri cari.

I veli che sfiorano e accarezzano le scalinate sacre.

La dea entra dall’aria respirata provocando stanchezza e spossatezza dopo il suo incontro. Essa rapisce e pervade il completo essere di alcune donne che possedute hanno la possibilità di catarsi e di estasi. Lei le sceglie, le seduce, le stravolge e dopo le fa sorridere perché hanno ricevuto un suo dono e un suo messaggio.

Calando la notte come un sipario sul giorno, la luna si fa piena di luce illuminando gli ultimi incontri e discorsi, mandando un ultimo soffio al dolce sonno del nuovo anno 2010.

Ciò che ho lasciato andare grazie alla dea Yallama è la paura di essere colta nella mia nudità e senza protezione dallo sguardo, la paura di derubare e soprattutto di essere conquistata e spodestata; mi ha iniziato a donare, invece, la capacità di dosare la giusta distanza emotiva e l’attaccamento a me stessa, abbandonare preconcetti e congetture per essere infine libera di coinvolgere la mia luce con le altre.

Vai alla sezione

Lascia un commento

Attenzione: Il commento è in attesa di moderazione. Non è necessario il reinserimento, grazie.